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Itinerario Madeira

Itinerario Madeira

A solo due ore di volo da Lisbona, l’isola di Madeira rappresenta una destinazione facile da raggiungere ma, per la sua posizione in pieno Oceano Atlantico, ci trasmette la sensazione di un viaggio in un luogo remoto, con la civiltà e i comfort di una località europea… senza dimenticare che si tratta di una delle migliori destinazioni per il big game vicino al nostro mediterraneo.

Natura selvaggia che si alterna a scorci floreali curati nei minimi dettagli, modernità interrotta da influenze di paesi tropicali oltreoceano… passeggiare per i vicoletti del centro o di uno dei tanti paesini di pescatori, oppure girare in auto percorrendo i ripidi tornanti che caratterizzano l’interno dell’isola, ci trasmette stati d’animo contrastanti, dandoci la sensazione di trovarci in un luogo civilizzato ed europeo, ed un attimo dopo in un contesto caraibico.

Anche in mare la percezione non è tanto diversa: uscendo dalla marina di Funchal e lasciandosi alle spalle il suo panorama di città perfettamente europea, percorrendo appena un paio di miglia ci si trova di fronte ad una costa selvaggia ed imponente, su profondità che in un attimo sprofondano a quasi 1000 mt, e le onde oceaniche che ci fanno subito intendere che lì si gioca duro. 

Non a caso, le acque attorno all’isola sono in piena rotta migratoria della maggior parte dei grandi pelagici, durante tutto l’arco temporale che va dalla primavera all’autunno… periodo in cui anche il clima è ideale. Non che d’inverno faccia freddo, dato che Madeira gode di un clima mite tutto l’anno, con estati mai afose ed inverni molto brevi e comunque caldi se paragonati ai nostri, con temperature mai sotto i 10°.

Le possibilità di pesca sono tantissime, dal rockfishing, alla traina costiera, dalla pesca subacquea, allo spinning… ma la più praticata, e quella che attrae la maggior parte dei pescatori in cerca di emozioni, è senza ombra di dubbio il big game. Non è facile vedere in porto una barca da pesca che non sia attrezzata anche con divergenti e sedia da combattimento, sia per quanto riguarda le imbarcazioni dei privati, sia per le barche destinate alle uscite di pesca dei tanti charter presenti.

Quando il gioco si fa duro

Canne e mulinelli da 130lb, catene sulle sedie da combattimento, cime per assicurare le canne doppie come quelle da ormeggio, shock leader da oltre 500 lb… può sembrare esagerato, fino al primo strike! Basta trovarsi in canna con un marlin da 800 lb che decide di inabissarsi fino al fondo, sbobinando 600 mt di dacron senza alcun minimo problema nonostante la frizione chiusa a 40 lb, per capire che forse l’attrezzatura così pesante non è poi tanto male. Ma in realtà non c’è bisogno di scomodare il marlin per rendersene conto, perché anche i tonni non sono da meno…

Per raggiungere i migliori spot di pesca, non è necessario effettuare lunghi spostamenti, anzi di solito verranno filate le canne già appena usciti dal porto, per dirigersi verso ovest al “largo” di un costone di roccia a picco, molto suggestivo. Tutta l’azione di pesca si svolgerà proprio lì, con dei bordi solcando le varie batimetriche, dai 100 fino ad oltre 1000 mt... ed è per questo che può sembrare monotona o si può avere la percezione di pescare sempre nello stesso punto, facendo avanti ed indietro in un fazzoletto di mare abbastanza piccolo. In realtà, trattandosi del miglior hot spot, la scelta più sensata è quella di insistere in zona, che poi è la metodologia utilizzata da quasi tutti i capitani locali.

Inoltre bisogna considerare che i venti provenienti da nord rendono quasi sempre impraticabile l’altro versante dell’isola, mentre quello esposto a sud risulta riparato dalle cime molto alte, e per questo rende possibile le uscite a pesca anche nelle giornate più ventose.

Piccolo spot, ma tante specie

Nonostante lo spot “ristretto”, le specie insidiabili sono molteplici. Primi fra tutti, i grandi rostrati fanno da padroni: i blue marlin sono davvero grossi, con esemplari da 8/900 lb all’ordine del giorno, ma i cugini minori fanno compagnia, e non è raro nel periodo estivo trovarsi in canna un white marlin o un esemplare di spearfish oceanico (aguglia imperiale). Inoltre la presenza dei tunnidi si fa sentire tutto l’anno: nel periodo invernale i grossi blue fin, cioè i tonni rossi over 200 kg regnano indisturbati, mentre nella stagione estiva è la volta dei grandi tonni big eye e degli yellow fin tuna, questi ultimi più rari. Da luglio ad ottobre i wahoo arrivano ad allietare le giornate di traina… ed anche in questo caso lo spot attrae i big, discorso che vale anche per i dorado. Di tanto in tanto si possono incontrare grossi banchi di tonni skip jack, ma rappresentano solo un ripiego o un piccolo diversivo durante le battute di pesca rivolte ai grossi predatori pelagici, come probabilmente lo sono quasi tutte le altre specie che ho citato, perché... diciamocela tutta... chi sceglie di venire a pesca qui, lo fa principalmente per ricercare due specie: i blue marlin e i tonni big eye!

Blue marlin. L’emblema del big game, il sogno di ogni pescatore che fin da piccolo si è immedesimato nel vecchio pescatore del celebre racconto di Emingway, impegnato in un combattimento estenuante con questa creatura leggendaria. Ed in effetti non mi risulta difficile credere che con le “attrezzature” dell’epoca, combattere un marlin poteva davvero rappresentare un’impresa eroica, dal momento che anche oggi è molto impegnativo avere la meglio su un big, nonostante le attrezzature molto pesanti, capitani che dal fly comandano la barca in modo da agevolare il combattimento e mate a bordo a prestare aiuto. 

I blue marlin a Madeira vengono pescati a traina d’altura, di solito in lures, cioè con un assetto che prevede solo esche finte, senza l’ausilio di esche naturali, mentre il pitch bait è molto poco praticato. Lo spread più usato è con cinque canne in pesca: la più lunga centrale sullo shot gun a circa 70 mt, le due lunghe esterne sui divergenti a circa 40 mt, ed altre due corte sui divergenti a circa 15/20 mt. Eventuali teaser vengono filati con l’ausilio di piccoli mulinelli elettrici poco più vicini delle due canne corte. Le esche utilizzate sono grossi kona, riggati con amo singolo e shock leader da almeno 500 lb. Al momento dello strike, tutte le altre canne vengono recuperate molto velocemente da ogni componente dell’equipaggio, mentre la persona che dovrà combattere il pesce si sistema sulla sedia. Assicurata la canna, si inizia il recupero, agevolato in una prima fase dalla barca in retromarcia per guadagnare filo. Il combattimento dipende molto dal “carattere” del pesce, nel senso che sarà lui a comandare e decidere se sbizzarrirsi in superficie con salti e acrobazie, oppure puntare verso il fondo in una discesa impossibile da fermare. 

Tonno big eye. Altrettanto divertenti e impegnativi, con una dimensione media di circa 100 kg, e qualche big anche di oltre 150 kg… questi tonni si prendono in altura, e la partenza non è seconda a quella del marlin! L’assetto è pressoché lo stesso che si utilizza per il marlin, con l’aggiunta di un’altra canna centrale corta a circa 30 mt nella schiuma della scia, e vengono cambiate le esche, prediligendo jet kona di dimensione più piccola rispetto a quelli utilizzati per i marlin, anche in questo caso riggati con amo singolo e shock leader da almeno 200 lb. I tonni big eye hanno la prerogativa di essere particolarmente attivi durante le ore serali, quando è possibile incontrare anche numerose mangianze di questi pesci misti a delfini, mentre di giorno le catture sono più rare. Anche in questo caso il combattimento dipende molto dall’energia del pesce, e potrebbe concludersi nel giro di 20 minuti, oppure di un’ora o più.

Prima di uscire a pesca

Considerando che a Madeira la luce solare va via completamente circa alle 21:30, di solito per le uscite si parte con calma verso le 12:00, per pescare prima al marlin e, successivamente al tonno nelle ultime ore. Ma prima di uscire a pesca, potrebbe valere la pena divertirsi con qualche calata dall’imbarcazione ferma al pontile: basterà una lenza neanche troppo sottile (personalmente ho provato con uno 0,50) ed un amo anche grande (il mio era dell’8) innescato con una mollica di pane per prendere dei bellissimi saraghi o cefali, che qui in Italia neanche con uno 0,10 e amo del 18 riusciremmo a far abboccare.

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