10 miti da sfatare sulla traina all’aguglia imperiale

Un'aguglia imperiale

L’aguglia imperiale è ancora, per molti versi, un pesce pieno di misteri e fascino, che spesso divide le opinioni degli esperti, a tal punto da poter individuare 10 convinzioni tecniche e comportamentali infondate, e che riteniamo, quindi, doveroso sfatare…

Se un tempo la sua cattura poteva considerarsi un evento raro, è ormai divenuta invece una preda alla portata di tutti gli alturisti, e non solo, grazie soprattutto alla sua massiccia diffusione lungo la maggior parte delle nostre coste, ma anche alla sempre maggiore conoscenza delle tecniche per poterla insidiare. Ma si sa, quando un pesce diventa ambizione di molti pescatori, che ci si dedicano talvolta magari anche improvvisando, possono nascere “interessanti” teorie, alcune giuste, altre palesemente sbagliate, che possono portare di conseguenza anche il neofita ad un approccio errato.

E sbirciando chi la pesca dei rostrati la pratica da molto più tempo di noi mediterranei, magari con un pizzico di esperienza si riesce a capire quali sono… Noi ne abbiamo individuate 10.



Lenze filate lunghe

La prima convinzione, soprattutto dovuta alla conoscenza dell’unico rostrato presente in mediterraneo prima dell’arrivo dell’aguglia imperiale, cioè il pesce spada, riguarda la distanza a cui filare le esche. La teoria secondo la quale, siccome il pesce spada preferisce lenze molto lunghe, anche l’aguglia imperiale vada di pari passo essendo a sua volta un rostrato. Ma se è vero che è un rostrato, è altrettanto vero che con il pesce spada non ha nulla in comune, e magari si comporta in maniera più simile ad un piccolo marlin o un pesce vela. E allora viene da sé che non ha molto senso filare le lenze a centinaia di metri, se non il classico shot gun, sondando invece i primi 60 mt dalla poppa, fino ad arrivare anche a 15/20 mt.

Canne morbide

Come può un amo di dimensione importante, magari 9/0, penetrare in una parte dura come può essere il rostro di un’aguglia imperiale, se dall’altra parte della lenza avremo una canna 8/10 libbre pronta a curvarsi ed ammortizzare tutta la forza necessaria per permettere a quell’amo di settarsi in maniera corretta? Siamo d’accordo sul fatto che si tratta di pesci che oggettivamente non raggiungono notevoli dimensioni da giustificare l’utilizzo di attrezzature pesanti, anzi sarebbe certamente più divertente affrontare un combattimento con una canna light… ma la problematica sorge appunto sullo strike, dove questo tipo di attrezzatura non giocherebbe a nostro favore. Quindi, se proprio desideriamo confrontarci in maniera più sportiva possibile, potremmo magari destinare le canne leggere ai divergenti, indurendo la pinza di sgancio in modo da lasciare a quest’ultima il compito di settare l’amo.

Doppio amo

Nel corso degli anni ho potuto vedere kona armati nei modi più disparati, addirittura con ancorette. Senza tener conto di questi ultimi casi, magari partiamo da uno step già più avanzato, di chi utilizza un rig con ami specifici. Il dilemma più frequente è: amo singolo o doppio in tandem contrapposto? La risposta è semplice: amo singolo. E la motivazione è altrettanto semplice se si analizza il modo di attaccare le esche da parte dei vari pesci. Nello specifico, esiste una differenza tra un rostrato e un tunnide ad esempio. Se quest’ultimo spalanca la bocca inghiottendo la sua preda ponendosi lateralmente ad essa, il rostrato invece prima di mangiarla tenta di tramortirla colpendola con il rostro. Ma un’esca trainata da una barca, continuerà a “fuggire”… ragion per cui, la nostra aguglia imperiale continuerà imperterrita a colpire. E colpendo colpendo, l’amo si setterà, magari non necessariamente in bocca, ma anche esternamente… sempre se lo avremo posizionato bene, e cioè più dietro possibile verso la fine del gonnellino. Diversamente rischierebbe di appuntarsi in un punto troppo avanzato del rostro, slamandosi inevitabilmente durante il combattimento. La posizione al centro del gonnellino è, invece, efficace per i tunnidi, le lampughe e tutti i pesci che tendono a mordere l’esca. Nel caso del doppio amo quindi, è un rig da utilizzare quando la nostra attenzione non vuole essere rivolta esclusivamente ai rostrati…ma che inevitabilmente ci espone al rischio di slamata nel caso in cui un’aguglia imperiale dovesse allamarsi all’amo anteriore. Possiamo affermare quindi, che l’utilizzo di rig a doppio amo aumenta le possibilità di slamata, invece di diminuirle.

Aprire la frizione

“La frizione va tenuta lenta, così quando la senti slittare apri e gli dai modo di mangiare”… In questa teoria non c’è un errore, ma almeno due. Il primo è che la frizione non va tenuta lenta, ma dura, almeno a 3 kg, anche 4: non deve slittare, deve partire! Come abbiamo detto, le aguglie imperiali non mangiano, colpiscono con il rostro e, colpendo, la frizione non deve slittare, perché quando tra un colpo e l’altro l’amo si appunterà, dovrà penetrare immediatamente… e se la frizione sarà lenta, questo non succederà (come per la canna morbida). Quindi se ci capita di sentire dei piccoli colpi di frizione quando l’aguglia è dietro l’esca, abbiamo sbagliato la regolazione. Il secondo errore è quello di aprire la frizione per far mangiare l’esca, che ricordiamo essere artificiale. E noi speriamo che un pesce mangi un’esca finta, ferma. Magari continuerà a giocarci col rostro prima di rendersi conto di ciò che sta accadendo, magari l’amo si appunterà, ma avremo la frizione aperta e non si setterà. Quindi, a traina d’altura ad aguglie imperiali, la frizione va tenuta chiusa, e gli occhi puntati sulle esche per capire quando un pesce sale a seguire.

Filo in bando sui divergenti

Stesso discorso della frizione. Chi pensa di lasciare del filo in bando tra la pinza di sgancio e la canna, lo fa nella speranza di far mangiare all’aguglia imperiale l’esca nel momento in cui quest’ultima viene colpita e la pinza del divergente sgancia il filo. Ma come abbiamo detto, questo non avverrà. E’ importante quindi fare in modo che tra la pinza di sgancio e la punta della canna ci sia meno filo possibile, e che la clip sia regolata in modo che possa già conferire all’amo abbastanza forza da penetrare anche parti dure come il rostro. Ad onor del vero, siamo tenuti a specificare che la tecnica di lasciare il filo in bando, cioè il drop back, effettivamente esiste… ma è utilizzata quando vengono adoperate esche naturali. In quest’ultimo caso, infatti, la tecnica prevede una regolazione della pinza di sgancio al limite dell’apertura, così che al primo colpo di rostro possa aprirsi, l’esca fermarsi grazie al drop back di filo, ed essere mangiata dal pesce, essendo naturale.

Shock leader doppio

Il rostro dell’aguglia imperiale è tagliente? Assolutamente no! Chi ha avuto modo di pescarne una, ha potuto notare come il piccolissimo rostro è di sezione tonda, non affilata come quello di un pesce spada, ed ha una superficie molto ruvida, a causa della presenza di migliaia di micro dentini. In pratica abrade, non taglia. Ma durante un combattimento, soprattutto se si utilizzano rig rigidi che proteggono i primi 15/20 cm prima dell’amo, non ha modo di consumare un filo di nylon a tal punto da comprometterne la tenuta. Certo questo non significa che utilizzeremo uno shock leader da 0,30 mm, ma diciamo che se utilizzassimo uno 0,50/0,60 non ci assumeremmo un grande rischio… volendo stare più tranquilli potremo arrivare a 0,90, ma non ha senso salire ulteriormente di diametro. Anzi, l’utilizzo di shock leader più sottili, e quindi più morbidi, ci offre il vantaggio di imprimere alle esche un movimento molto più naturale e, quindi attrattivo.

Fuoribordo trimmati

L’importanza della “pulizia” della scia è spesso sottovalutata, soprattutto nella traina con esche di superficie, rispetto ai minnow affondanti. Per questo motivo spesso si pensa che trimmando verso l’alto i motori fuoribordo, in modo da creare una turbolenza maggiore in superficie, si possa aumentare il potere attrattivo nei confronti dei pelagici, attirati dal rumore e dalla schiuma che ricorda quella di una mangianza. Si tralascia però il fattore visibilità delle esche, che si troveranno quasi nascoste dal bianco della schiuma. Diversamente, i motori trimmati al massimo verso il basso, faranno sicuramente meno rumore, ma concentreranno la loro schiuma qualche centimetro sotto il pelo dell’acqua, lasciando la superficie più pulita… ed inoltre spingendo la prua della barca verso il basso, aiuteranno ad appiattire la scia e a renderla quindi ancora più pulita, facendo nuotare in maniera ottimale i nostri kona.

La ferrata

Partiamo da un concetto basilare: a traina d’altura non si ferra! Navighiamo ad una velocità compresa tra i 6 e i 9 nodi, con una frizione tarata a minimo 3 kg. Nel momento in cui sentiremo partire la frizione, l’aguglia imperiale avrà già ricevuto una ferrata da parte della barca che avrà permesso all’amo di penetrare. Nel caso in cui ciò non fosse accaduto, prendendo la canna in mano e ferrando, considerando l’elasticità della lenza madre in nylon, non restituiremmo nessun tipo di forza all’amo: anzi a causa dell’effetto elastico, potremmo aumentare il rischio di slamata. Meglio quindi rallentare ed iniziare il combattimento, resistendo alla tentazione di ferrare.

Fluorcarbon

Il terminale in fluor carbon è una di quelle convinzioni difficili da cambiare, soprattutto per chi approccia alla traina d’altura provenendo dalla traina col vivo. La differenza però sta appunto nella velocità di traina: col vivo, ad 1 nodo o poco più, il pesce potrebbe avere modo di notare la lenza, il che giustifica l’utilizzo del fluoro. Diversamente, in altura, ad una velocità di 6/8 nodi, nella schiuma della scia, ma anche nell’acqua pulita, sarebbe praticamente impossibile per la nostra aguglia imperiale notare il filo legato all’esca. Inoltre la rigidità del fluor carbon, non permette all’esca di muoversi in maniera molto naturale, caratteristica che invece troviamo in un buono e morbido nylon.

Esche testa morbida

Le esche soft head nascono dalla necessità di evitare che il rostrato, colpendo con il rostro, possa percepire il duro di una testina in resina o metallo e capire che si tratti di un’insidia artificiale, perdendo interesse definitivamente. Nulla da obbiettare, se non fosse che quasi nessuno è a conoscenza del fatto che questa tipologia di esca nasce per rivolgersi esclusivamente ai pesci spada, tanto che perfino ai marlin le esche con testina dura vengono ampiamente utilizzate con ottimi risultati… figuriamoci se parliamo di aguglie imperiali il cui rostro è cortissimo e molto difficilmente riuscirà ad arrivare a colpire la trestina, ammesso che ne possa essere infastidita!