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Intervista ad Alessandro Gabrielli, il nuovo campione italiano di traina d'altura

Intervista ad Alessandro Gabrielli, il nuovo campione italiano di traina d'altura

Alessandro Gabrielli è il capitano dei Campioni Italiani Assoluti di traina d'altura 2026 e nuovo ambassador White Monkey. 
Appena bambino, a bordo di una piccola barca, impara dal padre la tecnica del bolentino e da lì non farà che rendere sempre più suo il culto della pesca. Oggi, dopo anni di studio e sacrifici, condivide lo scafo - e adesso anche il titolo assoluto - con il suo team, unito dallo stesso amore per il mare, la natura e ovviamente la pesca.  
Sul podio, Alessandro ha dedicato un ringraziamento speciale ai nostri artificiali per la vittoria raggiunta. Noi non potevamo che riservargli questo articolo per congratularci e conoscere meglio la passione che lo ha portato a diventare Campione.

A che età ti sei appassionato alla traina d’altura?  Qual è stata la prima cattura?

Mi sono avvicinato alla traina d’altura una decina di anni fa, grazie all’insistenza del mio socio, amico fraterno e compagno d’avventura Alessandro Righi. 
All’inizio ero piuttosto scettico: pensavo fosse una tecnica che si limitasse a trainare un’esca dietro la barca aspettando una mangiata. Mi è bastata però una sola uscita per capire che la realtà era completamente diversa. 
Da quel momento è nata una passione che, anno dopo anno, è cresciuta fino a diventare parte della mia vita.
La traina d’altura è una disciplina che richiede studio, esperienza e continua capacità di osservazione.
Nel Mediterraneo bisogna saper leggere il mare, interpretare le correnti, il vento, la temperatura dell’acqua, individuare le rotte dei pesci pelagici e così decidere la precisa velocità di navigazione, il corretto posizionamento delle esche e l’assetto dell’imbarcazione. Nulla è lasciato al caso: ogni dettaglio può fare la differenza tra una giornata qualunque e una cattura memorabile.
Ma, al di là della tecnica, ciò che mi ha conquistato è il profondo legame con il mare. Ogni uscita è un’esperienza che insegna rispetto, pazienza e umiltà. Il mare va vissuto e mai sfidato, perché è lui a dettare le regole.
Per me pescare significa conoscere e rispettare l’ambiente marino come le specie che lo abitano promuovendo una pesca sempre più responsabile e sostenibile. Quando le condizioni lo permettono, il rilascio delle catture rappresenta un gesto di rispetto verso un ecosistema che abbiamo il dovere di preservare per le generazioni future.

Dalla prima cattura a Campione Italiano, raccontaci questo percorso… 

Il percorso che mi ha portato dalla prima cattura al titolo di Campione Italiano Assoluto è stato un viaggio fatto di sacrifici, passione e tanta determinazione. Nulla è arrivato per caso: ogni uscita in mare, ogni gara, ogni errore e ogni delusione sono stati fondamentali per crescere come pescatore e come persona.
Ho sempre creduto che il successo non dipendesse dalla fortuna, ma dalla preparazione, dalla costanza e dalla voglia di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. Il mare è il più grande maestro: ti mette alla prova, ti insegna il rispetto, l’umiltà e ti ricorda che non si smette mai di imparare. 
In questo percorso ho avuto la fortuna di condividere ogni esperienza con compagni di squadra straordinari, persone con cui ho costruito un legame fatto di fiducia reciproca, sacrificio e obiettivi comuni. La traina d’altura è uno sport in cui il lavoro di squadra è determinante. Ogni componente dell’equipaggio ha un ruolo preciso e solo quando tutto funziona in perfetta sintonia si possono raggiungere grandi risultati.
Vincere il Campionato Italiano Assoluto ha rappresentato il coronamento di un sogno, ma soprattutto la conferma che con impegno, dedizione e passione ogni traguardo è possibile. 
Questo titolo non è solo una medaglia, bensì il simbolo di un percorso costruito negli anni. Basato su emozioni, amicizie e un amore incondizionato per il mare, che continua ancora oggi a spingermi a migliorare e a guardare sempre verso nuovi obiettivi. 

Come si è formata questa squadra? Pescavate già insieme o vi siete trovati per gareggiare? Raccontaci un po’ dei componenti e delle dinamiche sulla barca.

La nostra squadra è nata oltre trent’anni fa non per disputare delle gare, ma da una grande amicizia e una passione condivisa per il mare.
In questi anni abbiamo vissuto insieme esperienze indimenticabili, costruendo un legame che va ben oltre quello sportivo. Siamo amici, prima di essere compagni di squadra. Credo sia questo il vero segreto della nostra forza.
A bordo ognuno ha un ruolo preciso. Io sono il comandante e coordino il lavoro dell’equipaggio. 
Alessandro Righi  è il nostro skipper. Una persona straordinaria con una capacità unica di leggere il mare, interpretarne i segnali e portarci sul pesce. La sua esperienza è un valore aggiunto fondamentale.
Con noi c’è anche suo figlio, Manuel Righi. Negli anni è cresciuto fino a diventare un componente indispensabile della squadra e, per tutti noi, parte della famiglia. 
Completa l’equipaggio Andrea Di Vincenzo, un grande amico e un eccellente pescatore, sempre affidabile e determinante nei momenti più importanti. 
In mare il gioco di squadra è tutto. Quando ogni componente conosce perfettamente il proprio ruolo e lavora in sintonia con gli altri, si possono raggiungere traguardi che da soli sarebbero impossibili. 
La vittoria del Campionato Italiano Assoluto è il risultato di ciò che è il nostro team

Qual è stata, secondo te, la strategia che vi ha portato alla vittoria?

Credo che la nostra vittoria sia stata il risultato di una strategia costruita sull’esperienza, sull’osservazione e, soprattutto, sul lavoro di squadra. 
Nella traina d’altura non esistono scorciatoie: bisogna saper leggere il mare, interpretare ogni segnale e prendere decisioni in tempi rapidi. Abbiamo dedicato molto tempo allo studio delle condizioni meteo-marine, delle correnti, della temperatura dell’acqua e del comportamento dei predatori, adattando continuamente la nostra tattica durante la gara.
La vera differenza, però, l’ha fatta il nostro affiatamento. Dopo tanti anni insieme, ognuno di noi sa esattamente cosa fare in ogni momento, senza bisogno di molte parole. Tutti sanno il proprio ruolo e ogni decisione viene presa con serenità e lucidità. Quando arriva una mangiata, tutto deve avvenire in pochi secondi e ogni movimento deve essere perfettamente sincronizzato.
Un ruolo importante lo hanno avuto anche le attrezzature e, in particolare, gli artificiali che utilizziamo da anni.
In questa competizione abbiamo pescato con gli artificiali White Monkey, un’eccellenza italiana che considero i migliori che abbia mai provato. Sono esche studiate e realizzate con grande competenza, curate nei minimi dettagli e capaci di offrire prestazioni straordinarie. Per noi rappresentano una scelta di cui ci fidiamo completamente e che, anche in questa occasione, si è dimostrata vincente. 
Credo che il mare premi chi lo rispetta. Non siamo mai partiti con la convinzione di essere i più forti, ma con l’obiettivo di dare il massimo, rimanere concentrati e adattarci a ciò che il mare ci avrebbe messo davanti. 
Alla fine, la capacità di interpretare ogni situazione insieme all’esperienza maturata in tanti anni, alla forza del nostro gruppo e alle attrezzature ci hanno permesso di conquistare il titolo.

Com’era l’atmosfera sulla barca il primo giorno? E gli ultimi momenti prima della vittoria?

L’atmosfera a bordo, fin dal primo giorno, era un mix di concentrazione, adrenalina e fiducia. Sapevamo di esserci preparati nel migliore dei modi e siamo partiti con la consapevolezza delle nostre capacità, senza mai farci condizionare da quello che accadeva sulle altre barche in gara. 
Abbiamo scelto di rimanere fedeli alla nostra strategia, prendendo decisioni in base a ciò che vedevamo, senza inseguire gli altri o cambiare piano per le notizie che arrivavano via radio. 
Nei momenti prima della vittoria, invece, la tensione era altissima. Eravamo consapevoli di essere vicini a un risultato straordinario, ma nel mare nulla è scontato fino all’ultimo istante. Abbiamo continuato a rimanere lucidi, concentrati e uniti, senza concederci distrazioni. 
Solo quando è arrivata la conferma ufficiale della classifica abbiamo realizzato davvero quello che avevamo conquistato. È stato un momento indescrivibile, il coronamento di anni di grande lavoro. Un’emozione che porteremo per sempre con noi. 

Qual è stata la cattura che ha determinato la vittoria?

Non credo ci sia stata una cattura più importante delle altre. Tutte hanno avuto lo stesso valore e hanno contribuito alla vittoria finale.
In una competizione di questo livello ogni pesce può fare la differenza e ogni cattura è il risultato di preparazione, strategia e lavoro di squadra. È stata proprio la continuità durante tutta la gara a permetterci di conquistare il titolo italiano. 

Adesso qual è il vostro prossimo obiettivo da Campioni italiani?

Il nostro obiettivo rimane lo stesso di sempre: continuare a vivere il mare con la stessa passione e la stessa voglia di imparare. 
Ogni uscita sarà un’occasione per fare esperienza. Il mare insegna qualcosa di nuovo ogni giorno e non si smette mai di crescere come pescatori. 
Il titolo italiano è un traguardo importante, ma anche un nuovo punto di partenza. Il sogno che oggi ci riempie il cuore è rappresentare l’Italia al Campionato del Mondo 2027.
Indossare la maglia azzurra sarebbe un immenso orgoglio e faremo tutto il possibile per onorare questo prestigioso incarico con impegno, umiltà e la stessa passione che ci ha portato fin qui.

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